

Trentaquattro.
giolittiana Il realismo, l'equilibrio e l'umanit di Giolitti.

Da: B. Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, Laterza, Bari,
1928.

L'et giolittiana  unanimemente considerata una fase assai
importante della storia italiana contemporanea; sul ruolo svolto
da Giolitti, per, si registrano valutazioni molto diverse, anche
perch in vari casi espresse in momenti, quali l'avvento del
fascismo e il secondo dopoguerra, in cui le interpretazioni
storiografiche erano fortemente condizionate dalla passione
politica. Il seguente passo, ad esempio,  tratto dalla Storia
d'Italia dal 1871 al 1915 di Benedetto Croce, pubblicata nel 1928,
quando il decennio felice inaugurato da Giolitti appariva allo
studioso abruzzese in netta contrapposizione con il regime
fascista allora al potere.

Furono quelli, in Italia, gli anni in cui meglio si attu l'idea
di un governo liberale; del quale neppure bisogna coltivare
un'idea astratta, cio di cos sublime perfezione da disconoscerlo
poi nella sua concreta esistenza, e con tale disconoscimento
disporre gli animi a negargli realt e valore; il che nasce
appunto da quella utopistica ed esasperata e disperata idea di
libert, che infine si volge coi denti contro se stessa.
[L'andamento liberale in Italia dopo il 1871 era molto timido o
turbato]; n mai prima gli si erano offerte condizioni tanto
favorevoli quali ora si erano formate: falliti i reazionari nei
loro tentativi, cos teorici come pratici, di comprimere le forze
sociali con la violenza e con congegni polizieschi; falliti i
socialisti nel loro teorico rivoluzionarismo e nel pratico
atteggiamento di astensionisti e protestatari e profeti imprecanti
che, se non proponevano di proposito, certo non frenavano n
sconsigliavano le agitazioni di piazza, universalmente riprovate.
Il problema, che si era aperto, della direzione e del governo, era
stato, nel fatto, risoluto con la prevalenza del metodo liberale,
solo in grado di soddisfare le esigenze legittime che quelle due
parti estreme ponevano senza possedere la capacit di recarle in
atto; perch, da un lato, esso manteneva l'ordine sociale e
l'autorit dello Stato, e dall'altro accoglieva i nuovi bisogni
col lasciare libero campo alle competizioni economiche anche tra
datori di opere e lavoratori, e con l'attendere a provvidenze
sociali. [...] Lo Zanardelli [Giuseppe Zanardelli, ministro della
Sinistra e capo del governo all'inizio del secolo] [...] si
accinse alla restaurazione liberale conforme ai tempi, avendo con
s, ministro degli interni, il Giolitti, [...] uomo di molta
accortezza e di grande sapienza parlamentare, come  incontrastato
giudizio, ma non meno di seria devozione alla patria, di vigoroso
sentimento dello Stato, di profonda perizia amministrativa, di
concetti semplici o, meglio, ridotti nella sua mente e nella sua
parola alla loro semplice e sostanziosa espressione la quale
vinceva le opposizioni con l'evidenza del buon senso. A lui, di
animo popolare, erano connaturate la sollecitudine per le
sofferenze e per le necessit delle classi non abbienti e
l'avversione all'egoismo dei ricchi e dei plutocrati, che allo
Stato sogliono chiedere unicamente la garanzia dei propri averi e
del proprio comodo. Un'altra sollecitudine lo moveva: il pensiero
che la classe politica italiana fosse troppo esigua di numero e a
rischio di esaurirsi, e che perci convenisse chiamare via via
nuovi strati sociali ai pubblici affari. [...] Coloro che [...]
sogliono dare alle nuove cose vecchi nomi, direbbero che col
Giolitti s'inizi un nuovo periodo di trasformismo: il che
volentieri consentiremmo, per aver noi tolto a questa parola il
significato peggiorativo col quale sorse, e perch ogni volta che
l'antinomia di conservazione e rivoluzione  superata e si attenua
e quasi svanisce, succede appunto un avvicinamento degli estremi e
una trasformazione unificatrice dei loro ideali.
